In un mercato in recessione in cui gli studi combattono (almeno) per conservare le proprie quote, niente di più facile che trovarsi davanti a un cliente che pretende sempre di più a sempre meno ā ossia alta qualitĆ e altrettanti sconti sulla parcella⦠come se le due cose potessero convivere!
Il dubbio che si potrebbero ottenere migliori risultati condividendo gioie e dolori con qualcun altro si insinua cosƬ. E allora, durante la prima riunione soci utile, si prova a buttare sul tavolo lāidea di fare almeno lāesercizio di provare a identificare, tra gli studi che più o meno direttamente si conoscono, quale potrebbe essere quello più adatto con cui unire le forze. E tra qualche perplessitĆ e resistenze più o meno manifeste, le menti dei presenti cominciano a giocare a āIndovina chiā.
Banalmente, in una fusione le attivitĆ possono essere suddivise in tre momenti: prima, durante e dopo. Meno banale, invece, ĆØ quel che, per qualche misteriosa ragione, accade sempre nelle fasi preliminari quando si tende a guardare immediatamente al mercato, cercando un altro studio compatibile, senza avere dedicato tutto il tempo che serve a mettere a fuoco se stessi, identificando quali sono le caratteristiche con cui un altro dovrebbe essere compatibile.
ATTIVITĆ DI COORDINAMENTO ā PRIMA DELLA FUSIONE TRA STUDI
Se vince la frangia pro-fusione, una volta identificata lāaltra realtĆ , si fissa un primo appuntamento per presentare lāidea al futuro coniuge e si avvia, in una zona ancora assolutamente grigia, un processo di reciproco studio e altrettante verifiche interne sul gradimento reciproco e sulle opportunitĆ per entrambi.
Ancora una volta per ragioni misteriose a pensarci, via via che le chiacchierate tra studi si infittiscono, ci si concentra prima di tutto sulle cosiddette āpractical issuesā e quindi prevalentemente sulle infrastrutture – la futura sede, il gestionale, le varie piattaforme software, le banche dati, ecc. ā per scivolare solo poi su questioni sempre più delicate – il nome dello studio, la struttura di management, la possibilitĆ di non sovrapporre quanto piuttosto integrare le proprie competenze, ecc.
Solo in coda o comunque con minore attenzione vengono esaminati altri aspetti, attinenti al ācome si fanno le cose da queste partiā e cioĆØ:
- la strategia verso i clienti: gestione di eventuali conflitti di interesse, modalitĆ di acquisizione e poi gestione del singolo cliente, sviluppo delle singole aree di attivitĆ esistenti e di eventuali nuove aree, focus sui settori di appartenenza della clientela, ecc.
- la cultura e i valori che guidano lāoperato degli studi: modalitĆ di lavoro, mantenimento e sviluppo dei rispettivi talenti, gestione delle risorse più giovani, gestione dello staff, stile e modalitĆ di comunicazione allāesterno, solo per citarne alcuni.
Se ĆØ evidente che in una fusione risolvere le questioni più operative ĆØ un requisito ineludibile per garantire il buon funzionamento della nuova realtĆ , nei fatti sono proprio queste due aree a determinare la riuscita e poi il successo dellāintegrazione.
Il rischio che si corre non occupandosene fin dalle prime mosse ĆØ quello di sprecare tempo e denaro per dotarsi intanto dellāinfrastruttura (di fatto vuota), con la scusa che di tutto subito non ci si può occupare e la speranza che poi ad ogni eventuale problema si troverĆ una soluzione adeguata.
Eppure offrire servizi legali āis a people businessā e professionisti e clienti di uno studio sono il suo asset più importante. Per questo risulta abbastanza curioso che, come si dice, non si prenda il toro per le corna e non si affrontino subito le questioni più spinose.
ATTIVITĆ DI COMUNICAZIONE ā IN CORSO DI FUSIONE
Ma guardiamo le cose con ottimismo. La fusione ĆØ stata un successo: al periodo di fidanzamento sono seguite le nozze, poi il viaggio e anche al rientro tutto bene. Ma la domanda a questo punto ĆØ: agli invitati principali ā i professionisti di entrambi gli studi e i clienti – ĆØ stato adeguatamente comunicato che cosa li aspetta? O sono stati semplicemente informati? Certo, magari ĆØ stato mandato un avviso di qualche genere ā un messaggio via mail, una newsletter più o meno massiva in cui si dava la notizia corredata dei nuovi (o inalterati) recapiti, una telefonata per chi merita maggiori attenzioni.
Magari ci si ĆØ spinti oltre e si ĆØ anche data una bella festa di inaugurazione della nuova realtĆ .
Ma qualcuno ha pensato a spiegare bene allāinterno che cosa realmente significhi per le persone che vi operano questa fusione? Qualcuno ha comunicato che impatto avrĆ sulle opportunitĆ di crescita personali e di sviluppo del proprio talento? Quali occasioni di espansione delle proprie conoscenze e responsabilitĆ ?
E non certo meno importante, qualcuno si ĆØ preso la briga di trovare una risposta adeguata alla prima domanda che nascerĆ spontanea nella testa di ciascun cliente: āche benefici potrò ottenere io dalla loro fusione?ā PerchĆ© se si manca di spiegare nel dettaglio questo passaggio, si lascerĆ spazio ad altri dubbi tra cui:
- rispetto alle attivitĆ ongoing, questa fusione avrĆ qualche impatto negativo?
- continuerò a lavorare con lo stesso team?
- continuerò ad essere una priorità anche per la nuova realtà ?
- le fee aumenteranno?
Una fusione ça va sans dire è un momento delicatissimo in tutte le sue fasi: prima, durante e dopo. Muoversi lungo un processo strutturato che aiuti a trovare una risposta a tutte le domande critiche per avere successo è indispensabile quanto occuparsi delle attività di comunicazione del progetto, verso le risorse chiave dello studio, i suoi professionisti e i suoi clienti.

